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Gli studi e le ricerche giovanili
di Pietro De Laurentiis, sia nei modi di definizione del linguaggio espressivo,
che sul piano delle tecniche della rappresentazione, sono paragonabili a quegli
straordinari «preludi» che introducono le opere
musicali. Si ravvisano, nella loro apertura, i toni delle strutture e partiture
sonore che caratterizzeranno lo sviluppo dell’opera stessa Si introducono e
rendono riconoscibili i temi, i
leit-motiv,
che accompagneranno e
sottolineeranno le vicende narrative della composizione. Si lasciano
intravedere, anticipandoli talvolta, i destini cui andranno incontro i
protagonisti.
Così
in alcuni fuggevoli appunti e annotazioni di studio, sono contenuti
in nuce
gli elementi morfologici
essenziali del successivo sviluppo tematico e linguistico del percorso artistico
di Pietro De Laurentiis. Il metodo prescelto è quello della «lettura dal vero»:
una rappresentazione della realtà che diviene approccio conoscitivo, efficace
strumento di comunicazione e, al tempo stesso, personale metodo di
interpretazione.
La scelta iconica, che affiora da questi schizzi, è incentrata s ul
ruolo del
segno grafico,
sinuoso tracciato evocatore di forme, di
superfici e di spazi, che sempre più rigorosamente diverrà dominante e
permanente tema di ricerca. Anche i soggetti, che esordiscono in queste
occasioni, si riveleranno come mondo interiore dell’artista all’interno del
quale sperimentare e verificare le assunzioni grammaticali, sintattiche e
lessicali del proprio linguaggio.

Nella sintesi di esperienze
grafiche presenti nelle opere affiorano, dirompenti, i caratteri espressivi
dello
scultore. I
disegni evocano la materia, le forme scaturiscono dalla luce, lo spazio
è
luogo fisico e intellettivo al
contempo. Il segno grafico si assottiglia, là dove le superfici affinano la loro
grana o scompaiono mentre prende corpo, dove i volumi si addensano.
Le rappresentazioni naturalistiche
dei personaggi ritratti, dei contadini e contadine, degli animali della propria
terra, attraverso le fasi della composizione e scomposizione delle forme
costitutive, vengono tradotte in masse e volumi di luce, in superfici vissute e
in materia scultorea.

Accanto alle eredità di pittori e
scultori, per Pietro De Laurentiis maestri tanto
cari, da Pisanello a Michelangelo, da Duhrer a Leonardo, da Gèricault a Degas,
da Picasso a Boccioni, a ppare
inevitabile ritrovare
analogie e affinità o contrapposizioni con
il mondo delle avanguardie artistiche del primo Novecento. Nelle «teste» del
1920 di Naum Gabo, teorico del Costruttivismo russo, ritroviamo una lettura
della realtà tesa a cogliere, negli oggetti, il ritmo costante delle linee di
forza insite in essi. Quella medesima volontà anima in Pietro De Laurentiis
l’attenzione a cogliere, negli squarci della materia, l’emergere delle tensioni
interne a essa.
Una filiazione comune sembra legare i suoi studi sul lavoro contadino al dipinto
di Aleksej Venecianov
L’estate: il
raccolto (1780-1847), della
galleria Tre t’jakov
di Mosca, realizzato nel 1827, che anticipa, a sua volta, le dinamiche forme
volumetriche delle figure di contadine dipinte da Kazimir Màlevic,
La mietitrice,
del 1927, di Leningrado, da
Vjaceslav Pakulin,
La mietitrice,
del 1926, da Aleksej
Pachomov,
Il raccolto,
del 1928.

Ancor più vicino appare il legame
tra la
Testa di
giovane contadina del 1913,
di Màlevie, dello Stedeljk Museum di Amsterdam, e gli studi con cui Pietro De
Laurentiis analizza gli scialli nei ritratti della zia, della madre e delle
contadine abruzzesi. Sembra di ritrovare conferma di quella strana affinità di
costumi e di valori, che Ignazio Silone dava per certa, tra il mondo contadino
dell’Abruzzo e quello dei paesi della Russia da un lato, e della Sicilia greca,
dall’altro. Ancora, e non ultimo, è spontaneo il riferimento alla
Donna alla
vanga di Van Gogh, disegno
a pastello nero, in cui si esalta la sua differente concezio ne
della massa corporea rispetto a quella dei pittori russi, ma in cui è evocata
con forte affinità poetica, la tensione del movimento e la fatica corporea tangibile nei
disegni e nelle sculture di Pietro De Laurentiis.
Pietro De Laurentiis condensa in
questi ritratti, in queste figure ricurve, sinuose e turgide la sua memoria di
affetti e di vita dei campi, elevandoli alla dignità mitologica di forme
permanenti di ogni epoca storica; né vinti né vincitori, non personaggi né
simboli, ma persone dotate di una laica religiosità, non di carne e ossa, ma di
materia e spirito.
Anche questa ricerca tematica accomuna il lavoro di Pietro De
Laurentiis a quella dei nomi più grandi della cultura figurativa del nostro
secolo e, spesso, dei secoli precedenti, soprattutto per l’uso strumentale che
delle tematiche stesse egli pratica. Ossia i soggetti divengono pretesti per
coniugare forme naturali ben note, alle manipolazioni formali e linguistiche di
un proprio «stile», a una personale visione plastica di volumi e superfici, alle
corrispondenti e coerenti assunzioni concettuali del proprio
credo
artistico.
Lo studio delle
forme: tori, mucche e cavalli.
La gran mole di fogli di studio accumulati negli anni Quaranta attorno a
questo
tema e la notevole qualità grafico-concettuale che li contraddistingue rivelano
che, quello dell’attenzione
dedicata alla rappresentazione delle forme
di tori e mucche, deve essere stato per Pietro un periodo appassionante, un tema
pieno di fascino e una occasione struggente di tensione emotiva.
L’esercizio
grafico, teso a cogliere le più minute sfumature delle qualità formali dei
soggetti analizzati, si ripete all’infinito, quasi a dar vigore
alle proprie osservazioni e
certezza alle proprie intuizioni interpretative.
La ricerca del taglio visuale, dello scorcio prospettico da cui muovere la
propria analisi, si fa febbrile, i
disegni
si susseguono incalzanti e, rapidamente ultimati, v engono
accantonati sul terreno o sul pavimento dello studio e nella foga, talvolta,
persino calpestati. Ma tutti conservano il fascino e la freschezza di
un’intuizione felice, a tal punto da rendere difficile compiere tra essi una
selezione di taglio qualitativo.
In questi disegni come in altri, è leggibile la preoccupazione dello
scultore,
la volontà di prefigurare
qualcosa che troverà la propria espressione piena del tutto tondo della
tridimensionalità scultorea, nel modello, sia esso in cera, in gesso colorato,
in legno o infine in bronzo, materiale a Pietro De Laurentiis così caro.
Le
sue precedenti frequentazioni culturali e artistiche sono evidenti in questi
lavori, ma traspare in essi, altrettanto evidente,
lo
spessore di una ricerca personale che ormai gli appartiene, lo contraddistingue
e lo consegna al proprio tempo. Cosicché non
è
possibile venire a contatto con
queste opere, senza collocarle nello
spazio
della sua singolare visione del
mondo dell’Arte e nel clima culturale degli anni che le hanno generate. La
qualità artistica che rende permanente la fragranza di un’opera d’arte sta,
appunto, in una chiara e, al contempo, originale appartenenza al proprio tempo.
(Nino Gurgone) |