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La fine degli anni ‘50 e gli anni ‘60
è
il periodo in cui vengono tra loro a
confronto le esperienze della ricerca artistica personale e quelle risultanti
dall’attività di ricerca scientifica e didattica svolte in seno alla Facoltà di
Architettura, presso la quale
è
chiamato a operare sin dal 1947.
Le crisi del pensiero artistico che, salutari, periodicamente spingono la
cultura verso rinnovate pulsazioni creative, durante quegli anni favoriscono in
Pietro DeLaurentiis un nuovo modo di raccordarsi delle sue valutazioni teoriche
sull’Arte con gli sforzi di verifica operativa condotti.
Affiora lo spessore culturale del Maestro, ossia quel bisogno, dopo aver
consolidato le proprie ricerche e aver, scientificamente, sottoposto a verifica
i risultati del proprio lavoro, di trasmettere i frutti e gli ammaestramenti
agli altri, soprattutto ai giovani allievi.
L’approccio all’attività didattica nella Facoltà di Architettura diviene
palestra intellettuale, in cui i suoi tenaci sforzi per il superamento delle
barriere innalzate tra le diverse forme espressive dell’Arte si trasformano in
occasioni di riflessioni e battaglie critiche e di confronto scientifico sul
proprio operare.
L’attenzione del suo fare si volge verso le origini percettive e geometriche
delle forme spaziali. Esse vengono analizzate attraverso le rispettive
componenti di punti di accumulo di materia, linee di forza dei contorni
apparenti, trame materiali di animazione delle superfici, alleggerimento dei
volumi, all’interno di riferimenti astratti e con un apparente allontanamento
dalle tematiche della natura.
Sculture «totemiche», preziosi «gioielli», aerei «cactus», ritmici «alveari» di
superfici concave e convesse, sono alcuni tra i tanti esiti di questa
travagliata e fruttuosa stagione progettuale, nella quale si intersecano
grafica, scultura e architettura.
Giudichiamo apparente il distacco dalla natura di questo periodo, giacché i
supporti cartacei, i gessi, i marmi, le ceramiche e i bronzi mediante i quali
lui opera, vengono ancora una volta concepiti e trattati in quanto soggetti ed
elementi naturali e dotati essi stessi di una vitalità propria, la cui grana è
resa sensibile alla vista come al tatto dei polpastrelli.
Personaggio poliverso, 1963 Aspirazione Spaziale, 1959
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